10 ottobre 2008

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Approfondimenti> Il gioco di costruzione
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IL GIOCO DI COSTRUZIONE

 

di Claudia Maria de Morais Souza


Secondo lo sguardo di Jean Piaget(1), il Gioco di Costruzione occupa, nella evoluzione del giogo infantile – e di conseguenza nella costruzione del pensiero – un posto di transizione tra il simbolismo e l'avvento della regola. Si tratta, pertanto, di una fondamentale modalità ludica nel senso in cui porta con se la fantasia e la creatività presenti nel gioco simbolico, associata alla abilità ed alla organizzazione presenti nella regola.

Infatti, se osserviamo un bambino che costruisce, appare evidente come le idee devono essere subordinate alla “resistenza” dei materiali – i materiali hanno caratteristiche proprie che impediscono o permettono questa o quella azione. Allo stesso tempo però, possono essere trasformati, ricreati, re-inventati dalle mani che costruiscono...

Questa relazione dialettica tra rappresentazione simbolica e realtà fisica evidenzia, da parte dal bambino, una enorme capacità logica, che opportunamente stimolata andrà ad influenzare positivamente la sua evoluzione cognitiva.

Al di là di un essere conoscente, il bambino è un essere affettivo-sociale. Da questo deriva che costruire è anche una attitudine, un atteggiamento, una collocazione nel mondo. Costruire – in quest’ottica – significa produrre Cultura. Parliamo di Cultura nel senso ampio del termine: Cultura come costruzione di significati.

Non basta dedicarsi ad una sterile costruzione od a semplici riproduzioni di modelli prestabiliti – i “lavoretti”. V’è di più, ci vuole un atteggiamento di libertà, di “essere padrone del proprio lavoro”, di creare in totale sintonia con se stesso e con il mondo. Le interazioni occorrono nella misura in cui i bambini scambiano punti di vista tra di loro oppure con l'adulto che li accompagna nel processo, stimolandoli a provare, a sperimentare nuove possibilità. Se c'è l’intenzione genuina di creare insieme, il lavoro può diventare ancora più bello.

Ma perché la scelta dei materiali di recupero?
Perché sono, al contrario dei materiali comuni a cui i bambini hanno accesso normalmente, destrutturati. Aperti pertanto a possibilità inimmaginabili.

“Mi piace l'impossibile perché il possibile è già stato fatto”(2).


Ma non solo, la scelta del ri-uso è una scelta culturale, cioè una opzione che conduca ad uno stabile cambiamento. Ecco dunque l’idea di usare, come materiali per costruire e giocare, i rifiuti di una società che ha disperatamente bisogno di gestire ciò che “avanza”.

Tentare dunque di stimolare i processi, e non i prodotti. Ecco l’idea fondamentale che credo dovrebbe essere posta alla base di qualsiasi progetto pensato per l’infanzia.

 

Note


1) (1896-1980) Epistemologo svizzero, ha studiato il processo di costruzione della intelligenza con base alla interazione soggetto-oggetto.
2) San Francesco Di Assisi
 

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