|
|
|
IL
GIOCO DI COSTRUZIONE
di
Claudia Maria de Morais Souza
Secondo lo sguardo di Jean Piaget(1), il Gioco di
Costruzione occupa, nella evoluzione del giogo infantile
– e di conseguenza nella costruzione del pensiero – un
posto di transizione tra il simbolismo e l'avvento della
regola. Si tratta, pertanto, di una fondamentale
modalità ludica nel senso in cui porta con se la
fantasia e la creatività presenti nel gioco simbolico,
associata alla abilità ed alla organizzazione presenti
nella regola.
Infatti, se osserviamo un bambino che costruisce, appare
evidente come le idee devono essere subordinate alla
“resistenza” dei materiali – i materiali hanno
caratteristiche proprie che impediscono o permettono
questa o quella azione. Allo stesso tempo però, possono
essere trasformati, ricreati, re-inventati dalle mani
che costruiscono...
Questa relazione dialettica tra rappresentazione
simbolica e realtà fisica evidenzia, da parte dal
bambino, una enorme capacità logica, che opportunamente
stimolata andrà ad influenzare positivamente la sua
evoluzione cognitiva.
Al di là di un essere conoscente, il bambino è un essere
affettivo-sociale. Da questo deriva che costruire è
anche una attitudine, un atteggiamento, una collocazione
nel mondo. Costruire – in quest’ottica – significa
produrre Cultura. Parliamo di Cultura nel senso ampio
del termine: Cultura come costruzione di significati.
Non basta dedicarsi ad una sterile costruzione od a
semplici riproduzioni di modelli prestabiliti – i
“lavoretti”. V’è di più, ci vuole un atteggiamento di
libertà, di “essere padrone del proprio lavoro”, di
creare in totale sintonia con se stesso e con il mondo.
Le interazioni occorrono nella misura in cui i bambini
scambiano punti di vista tra di loro oppure con l'adulto
che li accompagna nel processo, stimolandoli a provare,
a sperimentare nuove possibilità. Se c'è l’intenzione
genuina di creare insieme, il lavoro può diventare
ancora più bello.
Ma perché la scelta dei materiali di recupero?
Perché sono, al contrario dei materiali comuni a cui i
bambini hanno accesso normalmente, destrutturati. Aperti
pertanto a possibilità inimmaginabili.
“Mi piace l'impossibile perché il possibile è già stato
fatto”(2).
Ma non solo, la scelta del ri-uso è una scelta
culturale, cioè una opzione che conduca ad uno stabile
cambiamento. Ecco dunque l’idea di usare, come materiali
per costruire e giocare, i rifiuti di una società che ha
disperatamente bisogno di gestire ciò che “avanza”.
Tentare dunque di stimolare i processi, e non i
prodotti. Ecco l’idea fondamentale che credo dovrebbe
essere posta alla base di qualsiasi progetto pensato per
l’infanzia.
Note
1)
(1896-1980) Epistemologo svizzero, ha studiato il
processo di costruzione della intelligenza con base alla
interazione soggetto-oggetto.
2) San Francesco Di Assisi
|