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Il
diciottenne e il Giardiniere
di
Roberto Dagani
L’inizio estate in DDS precedeva di qualche giorno i
dettami del calendario cronologico.
La si sentiva nell’aria allorquando, senza distinzioni
di ruoli, si veniva reclutati per quel rito di
iniziazione totemica che si sarebbe concretizzato con lo
scoprimento della piscina esterna.
Quella unica mattina sempre uguale di quell’unico
giorno, una collaudata macchina fatta di uomini, chiavi
inglesi, spazzoloni e sudore avrebbe decretato l’inizio
della stagione estiva.
Sdraiarsi sul bordo vasca sotto il tiepido sole nei
pochi sabati mattina di ciò che restava del mese di
Giugno lasciava un sapore di impagabile serenità e
silenzio in quegli anni in cui la scarsità di strade e
costruzioni limitrofe si accompagnava all’assenza di
turni e precarietà lavorative che obbligava gran parte
delle persone in quel giorno a dedicarsi ad occupazioni
più contingenti.
Quella mattina il giovane diciottenne, smilzo ed
occhialuto, si presentò con passo svelto e ragazzina al
seguito scendendo gli ultimi gradini della vasca esterna
con l’enfasi che si confà solo all’annuale ballo delle
debuttanti.
Con piglio deciso e risoluto ordinò alla giovane
accompagnatrice di attenderlo lì, esattamente dove lui
aveva deciso di posizionare la sdraio che si accingeva a
prendere.
A diciotto anni ci siamo passati tutti, la maturità
anagrafica quando si coniuga con la maturità scolastica
consolida una percezione del Sé alquanto dilatata….il
giovane si sentiva al centro di un mondo che girava in
sincronia per lui.
Senza ombra di dubbio sulla ragazzina godeva di un certo
ascendente, ne era consapevole, e il posto che aveva
scelto per lei, sul bordo di una vasca vuota e
silenziosa, era quanto di meglio ci si potesse aspettare
da un sabato mattina di inizio estate.
Il cinguettio allegro dei passerotti e il gorgoglìo
discreto dell’acqua negli skimmer facevano da colonna
sonora ad una composizione artistica scritta e
sceneggiata attorno a lui.
Eppure una nota stonata, ripetitiva e regolata da un
crescendo lento si insinuava maldestra a distorcere il
suo quadro bucolico; un volgare trattore taglia erba
guidato da colui che il giovane aveva identificato come
“il giardiniere”.
E’ umanamente imbarazzante confondere i tempi o peccare
nei modi, ben più nefasto è sbagliare all’unisono tempi
modi e persone.
Quando le rimostranze del ragazzo all’indirizzo del
“giardiniere” si elevarono dal verbale al gestuale
nessuno degli astanti udì ciò che il Giardiniere ordinò
alla giovane assistente di vasca, così come nessuno
comprese fino in fondo il motivo per cui in una
splendida giornata di sole tutti furono costretti ad
usufruire della sola vasca interna come in una qualunque
giornata invernale.
Non si disturba il Giardiniere quando è padrone del
proprio giardino e a 18 anni si può essere stupidi
davvero…lo diceva anche Guccini. |