07 maggio 2009

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Il diciottenne e il Giardiniere

 

di Roberto Dagani


L’inizio estate in DDS precedeva di qualche giorno i dettami del calendario cronologico.
La si sentiva nell’aria allorquando, senza distinzioni di ruoli, si veniva reclutati per quel rito di iniziazione totemica che si sarebbe concretizzato con lo scoprimento della piscina esterna.
Quella unica mattina sempre uguale di quell’unico giorno, una collaudata macchina fatta di uomini, chiavi inglesi, spazzoloni e sudore avrebbe decretato l’inizio della stagione estiva.
Sdraiarsi sul bordo vasca sotto il tiepido sole nei pochi sabati mattina di ciò che restava del mese di Giugno lasciava un sapore di impagabile serenità e silenzio in quegli anni in cui la scarsità di strade e costruzioni limitrofe si accompagnava all’assenza di turni e precarietà lavorative che obbligava gran parte delle persone in quel giorno a dedicarsi ad occupazioni più contingenti.
Quella mattina il giovane diciottenne, smilzo ed occhialuto, si presentò con passo svelto e ragazzina al seguito scendendo gli ultimi gradini della vasca esterna con l’enfasi che si confà solo all’annuale ballo delle debuttanti.
Con piglio deciso e risoluto ordinò alla giovane accompagnatrice di attenderlo lì, esattamente dove lui aveva deciso di posizionare la sdraio che si accingeva a prendere.
A diciotto anni ci siamo passati tutti, la maturità anagrafica quando si coniuga con la maturità scolastica consolida una percezione del Sé alquanto dilatata….il giovane si sentiva al centro di un mondo che girava in sincronia per lui.
Senza ombra di dubbio sulla ragazzina godeva di un certo ascendente, ne era consapevole, e il posto che aveva scelto per lei, sul bordo di una vasca vuota e silenziosa, era quanto di meglio ci si potesse aspettare da un sabato mattina di inizio estate.
Il cinguettio allegro dei passerotti e il gorgoglìo discreto dell’acqua negli skimmer facevano da colonna sonora ad una composizione artistica scritta e sceneggiata attorno a lui.
Eppure una nota stonata, ripetitiva e regolata da un crescendo lento si insinuava maldestra a distorcere il suo quadro bucolico; un volgare trattore taglia erba guidato da colui che il giovane aveva identificato come “il giardiniere”.
E’ umanamente imbarazzante confondere i tempi o peccare nei modi, ben più nefasto è sbagliare all’unisono tempi modi e persone.
Quando le rimostranze del ragazzo all’indirizzo del “giardiniere” si elevarono dal verbale al gestuale nessuno degli astanti udì ciò che il Giardiniere ordinò alla giovane assistente di vasca, così come nessuno comprese fino in fondo il motivo per cui in una splendida giornata di sole tutti furono costretti ad usufruire della sola vasca interna come in una qualunque giornata invernale.
Non si disturba il Giardiniere quando è padrone del proprio giardino e a 18 anni si può essere stupidi davvero…lo diceva anche Guccini.

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