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L’anfibio pensante
di
Matteo Montesi
“…amate l'architettura per le gioie e le pene alle
quali le sue mura, sacre all'amore ed al dolore, hanno
dato protezione, per tutto quello che hanno ascoltato
(se i muri potessero parlare!) ed hanno conservato in
segreto: amatela per la vita che s'è svolta in essa, per
le gioie, i drammi, le tragedie, le follie, le speranze
(questa forma di follia), le preghiere, le disperazioni
(questa forma di lucidità), i delitti stessi che rendono
sacro - amoris et doloris sacrum: come è scritto sulla
chiesa della Passione a Milano - ogni muro: muri, pieni
di storia, di fatica, di vita e di morte, di poesia, di
follia, di ricchezza e di miseria…”
Gio Ponti, "Amate l’Architettura"
Chiunque venendo in piscina per trascorrere due ore di
sport si sarà accorto del rudere che si trova adiacente
al cimitero di Vighignolo, a due passi dalla DDS. Quel
rudere è ciò che resta della chiesa di San Sebastiano,
manufatto che risale al XIII secolo e che ha
rappresentato per più di seicento anni un punto di
riferimento per la comunità locale. La chiesa è stata
definitivamente abbandonata negli anni cinquanta a
seguito del crollo della copertura e della conseguente
inagibilità del sito. La sensazione provata le prime
volte che la vidi, venendo in DDS, era di dispiacere per
le sorti in cui verteva, sensazione che ha attivato in
me la curiosità sulla storia e le vicende umane di cui
quelle mura portano testimonianza. La curiosità perciò
si è trasformata, in accordo con i miei studi, in
volontà di ridare alle persone la possibilità di
usufruire ancora di questo significante luogo della
comunità. In collaborazione con il laboratorio di
Restauro del Politecnico di Milano della professoressa
Giambruno abbiamo perciò sviluppato un progetto di
conservazione e riuso. Un progetto che prevede la
riqualificazione dell’opera e del sito, una nuova
copertura in vetro e il riutilizzo della sala come luogo
di incontro, di riflessione. Uno spazio a disposizione
della collettività per funzioni culturali aggregative
che rappresenti una testimonianza di identità e
tradizione locale. Credo infatti che sia proprio questa
la grande sfida con cui il tanto atteso Expo debba
misurarsi, ovvero creare dei servizi e delle opportunità
che rimangono attive nel territorio e che migliorino la
qualità di vita dei cittadini anche dopo il passaggio di
questa grande fiera internazionale.
Le premesse per la realizzazione di questo progetto, e
di molti altri, sono insite nella struttura e
l’approccio organizzativo che la DDS sta portando avanti
al suo interno da diversi anni con ottimi risultati.
Oltre a preparare infatti, atleti di primo livello in
ambito internazionale propone un modello educativo che
permette di conciliare l’attività agonistica ad alto
livello con gli studi universitari. Un modello che non
ha riscontri in ambito economico o di visibilità e
acquista valore proprio in questo, nell’essere in
contro-tendenza con le logiche puramente pecuniarie
tanto in voga nella contemporaneità. Questa struttura
formativa guarda lontano, all’organizzazione dei college
inglesi e americani, alle nazioni in cui lo sport ha un
ruolo primario nella crescita dell’individuo nel
contesto sociale. Questa concezione, questa insolita
“DIMENSIONE DELLO SPORT” unica nel suo genere nel
territorio nazionale si manifesta in fatti, proposte,
opportunità che permettono di sfatare il luogo comune
del nuotatore, e dell’atleta in genere, troppo impegnato
per coltivare interessi diversi da quelli sportivi . Un
approccio che propone un modello culturale che si rifà
ai canoni classici del Kalokagathòs, l’atleta–filosofo
che cura contemporaneamente lo sviluppo di doti morali e
fisiche. Un anfibio pensante insomma. |