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La storia di Beatrice Lanza comincia presto e
comincia in piscina, come capita a molti
triatleti. In prima elementare la scuola manda i
bambini nell’impianto comunale di Biella, dove
Bea vive. Scuola nuoto, agonismo. Il passo è
breve. Ma a Biella il nuoto non è un dogma. C’è
poca tradizione, poco cultura di questo sport. E
alle spalle della città si vedono le Alpi. La
gente vuole stare all’aperto, vivere la natura,
provare a divertirsi un po’ con tutti gli sport.
E il suo allenatore dei tempi non è da meno. In
breve ha creato il gruppo, e vuole farlo
divertire. Li iscrive tutti ad una garetta
promozionale di triathlon. Una cosa in famiglia.
Qualche genitore agli incroci della strada,
qualche insegnante con il cronometro in mano. La
Lanza vince senza difficoltà e viene notata
subito da un allenatore di atletica, Daniele
Roncarolo, che la invita al campo per migliorare
la tecnica podistica. A Bea correre piace, e
dice di si. Un si condizionato, però, perché la
sua scelta l’ha già fatta, e vuole diventare una
triatleta. In uno sport molto difficile da
abbracciare in giovane età, la biellese si fa
largo da subito, vincendo ovunque. È brava,
Beatrice. A nuoto si difende, in bici ci sa fare
e a piedi è spietata. Tanto che, fino all’ultimo
anno delle superiori (liceo classico), divide la
maglia azzurra tra triathlon e atletica. È il
2001, un anno importante per la Lanza, che vince
il primo titolo italiano assoluto e l’argento ai
mondiali juniores di triathlon. Nei seguenti tre
anni si mantiene ai massimi livelli, con due
picchi di rilievo: l’argento nella tappa
giapponese di World Cup 2004 e la qualificazione
olimpica di Atene, coronata dal quindicesimo
posto. Insieme a Nadia Cortassa (quinta) e
Silvia Gemingani (DDS, ventesima), Beatrice
compone un terzetto che nel punteggio a squadre
regala alle azzurre il secondo posto dietro alle
australiane. Un successo strepitoso, per la
nostra nazionale, che certo non si può
annoverare tra le realtà storiche più importanti
del triathlon internazionale. Nel 2005 la Lanza,
nonostante i soli 22 anni, medita l’abbandono.
Nei fatti vivacchia, aspettando di scegliere
cosa fare da grande.
La DDS la contatta al termine del suo anno di
pausa, quando nessuno più crede in lei, anche
perché Beatrice non ha ancora dissipato i dubbi
riguardo all’attività. Il lavoro di Simone
Diamantini, che la prende in carico, è mirato a
farle ri-acquisire confidenza con lo sport,
affinché Beatrice riscopra da sola il piacere
dell’allenamento e delle competizioni. Un lavoro
lungo a cui la triatleta aderisce gradualmente,
con crescente entusiasmo. Un anno dopo rientra
in World Cup. Non è facile. Il livello si è
alzato e lei è ancora lontana dal top della
condizione. Prende schiaffi, ma non molla. Anzi,
decide di andare fino in fondo. La
qualificazione per Pechino dura due anni.
Beatrice Lanza prova a conquistare un posto per
la sua seconda Olimpiade. Piano piano scala le
posizioni, e da oltre il trentesimo posto, nel
giro di sei mesi, sale all’undicesimo. Madrid,
una delle tappe di maggiore qualità del
circuito. Al termine del primo anno di selezione
Beatrice è virtualmente qualificata. Ma a
giugno, a Vancuver, pioggia sul percorso, entra
in contatto con un’altra concorrente e cade. Si
fa male. Frattura dell’acetabolo del femore. Un
mese di stop assoluto. È un colpo tremendo.
Beatrice deve ricominciare da zero. E manca
tempo e manca la forza e manca l’aria e manca
tutto in quei momenti, soprattutto quando il
medico le dice stagione finita, rientri in gara,
se tutto va bene, a marzo 2008. La ragazza
sbanda. I tempi di recupero sono lunghi, il
progetto della seconda olimpiade si allontana.
Crescono solo difficoltà e incognite. Ma la
biellese decide di andare fino in fondo. A
partire da agosto ricomincia con un programma
mirato al graduale recupero. Da settembre,
progressivamente, si passa all’allenamento vero
e proprio, che entra a pieno regime da ottobre
in poi, coadiuvato anche da medico,
fisoterapista, preparatore atletico. Ora che
febbraio è appena iniziato, Beatrice si appresta
ad affrontare l’ultima verifica, quelle delle
gara, naturalmente. Da fine marzo avrà due mesi
per rientrare nel grande giro. E fare compagnia
all’altra Rana Rossa, Daniel Fontana, per la
seconda Olimpiade.
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