28 febbraio 2008

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28 febbraio 2008 - Io, Beatrice Lanza



La storia di Beatrice Lanza comincia presto e comincia in piscina, come capita a molti triatleti. In prima elementare la scuola manda i bambini nell’impianto comunale di Biella, dove Bea vive. Scuola nuoto, agonismo. Il passo è breve. Ma a Biella il nuoto non è un dogma. C’è poca tradizione, poco cultura di questo sport. E alle spalle della città si vedono le Alpi. La gente vuole stare all’aperto, vivere la natura, provare a divertirsi un po’ con tutti gli sport. E il suo allenatore dei tempi non è da meno. In breve ha creato il gruppo, e vuole farlo divertire. Li iscrive tutti ad una garetta promozionale di triathlon. Una cosa in famiglia. Qualche genitore agli incroci della strada, qualche insegnante con il cronometro in mano. La Lanza vince senza difficoltà e viene notata subito da un allenatore di atletica, Daniele Roncarolo, che la invita al campo per migliorare la tecnica podistica. A Bea correre piace, e dice di si. Un si condizionato, però, perché la sua scelta l’ha già fatta, e vuole diventare una triatleta. In uno sport molto difficile da abbracciare in giovane età, la biellese si fa largo da subito, vincendo ovunque. È brava, Beatrice. A nuoto si difende, in bici ci sa fare e a piedi è spietata. Tanto che, fino all’ultimo anno delle superiori (liceo classico), divide la maglia azzurra tra triathlon e atletica. È il 2001, un anno importante per la Lanza, che vince il primo titolo italiano assoluto e l’argento ai mondiali juniores di triathlon. Nei seguenti tre anni si mantiene ai massimi livelli, con due picchi di rilievo: l’argento nella tappa giapponese di World Cup 2004 e la qualificazione olimpica di Atene, coronata dal quindicesimo posto. Insieme a Nadia Cortassa (quinta) e Silvia Gemingani (DDS, ventesima), Beatrice compone un terzetto che nel punteggio a squadre regala alle azzurre il secondo posto dietro alle australiane. Un successo strepitoso, per la nostra nazionale, che certo non si può annoverare tra le realtà storiche più importanti del triathlon internazionale. Nel 2005 la Lanza, nonostante i soli 22 anni, medita l’abbandono. Nei fatti vivacchia, aspettando di scegliere cosa fare da grande.
La DDS la contatta al termine del suo anno di pausa, quando nessuno più crede in lei, anche perché Beatrice non ha ancora dissipato i dubbi riguardo all’attività. Il lavoro di Simone Diamantini, che la prende in carico, è mirato a farle ri-acquisire confidenza con lo sport, affinché Beatrice riscopra da sola il piacere dell’allenamento e delle competizioni. Un lavoro lungo a cui la triatleta aderisce gradualmente, con crescente entusiasmo. Un anno dopo rientra in World Cup. Non è facile. Il livello si è alzato e lei è ancora lontana dal top della condizione. Prende schiaffi, ma non molla. Anzi, decide di andare fino in fondo. La qualificazione per Pechino dura due anni. Beatrice Lanza prova a conquistare un posto per la sua seconda Olimpiade. Piano piano scala le posizioni, e da oltre il trentesimo posto, nel giro di sei mesi, sale all’undicesimo. Madrid, una delle tappe di maggiore qualità del circuito. Al termine del primo anno di selezione Beatrice è virtualmente qualificata. Ma a giugno, a Vancuver, pioggia sul percorso, entra in contatto con un’altra concorrente e cade. Si fa male. Frattura dell’acetabolo del femore. Un mese di stop assoluto. È un colpo tremendo. Beatrice deve ricominciare da zero. E manca tempo e manca la forza e manca l’aria e manca tutto in quei momenti, soprattutto quando il medico le dice stagione finita, rientri in gara, se tutto va bene, a marzo 2008. La ragazza sbanda. I tempi di recupero sono lunghi, il progetto della seconda olimpiade si allontana. Crescono solo difficoltà e incognite. Ma la biellese decide di andare fino in fondo. A partire da agosto ricomincia con un programma mirato al graduale recupero. Da settembre, progressivamente, si passa all’allenamento vero e proprio, che entra a pieno regime da ottobre in poi, coadiuvato anche da medico, fisoterapista, preparatore atletico. Ora che febbraio è appena iniziato, Beatrice si appresta ad affrontare l’ultima verifica, quelle delle gara, naturalmente. Da fine marzo avrà due mesi per rientrare nel grande giro. E fare compagnia all’altra Rana Rossa, Daniel Fontana, per la seconda Olimpiade.

 

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