Trent’anni sono passati, da quelle lontane giornate piene di entusiasmo e
paura nelle quali nasceva la nostra società. Anni segnati dai volti e
dalle emozioni dei tanti che sono passati o si sono fermati alla DDS.
Bambini e collaboratori, anziani o istruttori, atleti, tecnici, amici...
coinvolti nel grande progetto di fare sport in modo intelligente e
diverso. Nel 1987 ci raccontavamo, in un piccolo ma significativo
fascicolo, sottolineando la nostra "strana società piena di fantasia ed
impegnata in una continua ricerca di progresso e modernità". 10 anni dopo un'altro volume attraverso il quale riaffermare questa
DlMENSIONE
che continua a contraddistinguerci passati anni di cloro e di corsie, bambini con gli occhi spalancati ed atleti grandi e diversi nelle
tante vittorie e nelle rare sconfitte. Abbiamo voluto questa pagina per
ritrovare e condividere la bellezza e l’emozione del gesto e della fatica
sportiva, rendervi partecipi della
nostra storia attraverso brevi riflessioni, sintesi della nostra
filosofia, e dal contributo di alcuni giornalisti, quelli che abbiamo
scoperto amici nell'attesa della competizione e nelle serate passate a
parlare di nuoto e di vita.
Leggetela adagio, sarà più facile e bello ritrovare le storie e le
emozioni che racconta e che abbiamo condiviso in questi anni...
Vent’anni
in allegria, interpretando lo sport non come una ragione di vita ma come
un modo per vivere meglio. Potrebbe essere questo, sintetizzando, lo
slogan della DDS, società che si è progressivamente ritagliata uno spazio
importante nel contesto del nuoto italiano ma non per questo ha smarrito i
presupposti che l'animavano con l'agonismo esasperato cosi in voga in
molti settori e portano piuttosto a sdrammatizzare l’evento sportivo,
evitando di anteporlo a tutti i costi al resto, fosse anche solo
un'esperienza di vita all'estero. Ad esempio quella che nell'estate del
1982 convinse Remo Sacchi e la sua truppa a preferire una
vacanza-allenamento in Canada ai campionati italiani di categoria.
Qualcuno la interpretò come un tentativi di farsi pubblicità attraverso un
comportamento singolare, ma di questo, alla DDS, non si preoccuparono
granché. L'opinione della gente, del resto, non ha mai tenuto
particolarmente in ansia il Sacchi-team che talvolta sembra anzi
divertirsi nello sfidarla. Ripercorrere la storia della DDS si trasforma
così in un agile viaggio nella spontaneità, voluta e vissuta dai suoi
protagonisti anche quando, a esser originali, si rischia di venir
fraintesi. Tutto cominciò dalla volontà di un gruppo di persone di non
abbandonare quell'ambiente nel quale, oltre che compagni di allenamento,
erano diventati amici: la piscina. Ex atleti che del nuoto avevano
conservato un buon ricordo e nel nuoto volevano rimanere, magari per
convincere un po' di giovani che andare su e giù per le corsie di una
vasca non è poi così tremendo: basta saperlo fare.
Ma si fa in fretta a dire: costruiamo una piscina. Il primo interrogativo
a cui rispondere è dove e la scelta di Settimo Milanese fu quasi casuale.
Comunque azzeccatissima: i lavori cominciarono nel 1975 e a gennaio '77
l'impianto venne aperto. Il secondo quesito, certo minore ma non per
questo irrilevante, riguardava la scelta della denominazione societaria.
Al Sacchi-team, che non ha fatto mai mistero delle sue idee di sinistra,
non dispiaceva il termine dipartimento ma alla fine si optò per la parola
dimensione (dello sport). Meno vincolante e ugualmente significativa. Poi
i primi passi, senza rigide distinzioni gerarchiche. Il parco-atleti, mai
troppo numeroso in virtù d'una precisa scelta, viene gestito "alla pari"
da Sacchi e Lorenzi. E nel 1983, con l'arrivo di Confalonieri, la
conduzione diventa a tre. Il gruppo è affiatato, le ingerenze esterne
limitatissime. I genitori, figura fondamentale ma sovente delicata nel
campo sportivo, rimangono fuori dal Direttivo societario e se s'incontrano
lo fanno per mangiare pane e salame. Nel 1985 il trio diventa tandem, col
passaggio di Lorenzi al Geas. Ma l'impostazione non cambia. Confalonieri
rifinisce le sue conoscenze scientifiche, papà Sacchi applica la sua
gestione stemperata dell'agonismo anche agli atleti di vertice. A
cominciare da Luca: un po' perché allenare il proprio figlio non è mai
semplice un po' perché il ragazzo ha la sua personalità e prima di fare
una cosa vuole convincersene. I risultati, nel frattempo, arrivano con
frequenza crescente. Il primo titolo assoluto lo conquista Umberto Cattaneo, nei 200 farfalla ai tricolori di Catania nel 1987, però il fiore
all'occhiello resta Sacchi, finalista olimpico a Seul '88 e mondiale a Perth '91, bronzo olimpico a Barcellona '92. Ma il curriculum societario
si arricchisce anche con gli exploit di Bianchin, della Pavanello e
dell’intramontabile Dalla Valle, super-vincente anche a fine carriera.
Senza contare i rinforzi d'oltralpe: come Khnykin, l’ucraino che dalla DDS
spicca il volo verso il podio europeo dei 100 stile libero a Sheffield
'93. Insomma, una favola moderna, alle porte di Milano e del Duemila. Cosa
volete di più?
... di Pippo De
Grandi (tratto da "DDS - Interpreti di Sport" - 1997)
Vent'anni
fa, quando la DDS vide la luce, con quel nome in mezzo all'arcipelago
delle varie Rari Nantes, Canottieri, Amici del Nuoto, Nuotatori
Vattelapesca eccetera eccetera, fu accolta con curiosità mista a
scetticismo: "Dura minga" dicevano nella Milano da bere. Un risultato
comunque l'ottenne da subito: fece parlare di se."Si scrive DDS, si legge
DDR, sentenziarono subito i soliti smaliziati dietrologi con l'ossessione
dei cosacchi in piazza del Duomo. Altro che Dimensione dello Sport,
quello e un covo post-sessantottario con sospette simpatie per la Deutsche Demockratische Republik, mah, un nome cosi nel nuoto non s'è mai
sentito!". Poi venne il crollo del muro di Berlino, si aprirono gli
archivi della Stasi (la polizia segreta tedesco-orientale n.d.r.), ma
nessun legame fu trovato fra DDR e DDS. Anzi da quella data la DDS inizio
la sua vertiginosa ascesa, mietendo successi in campo nazionale ed
internazionale, sotto forma di medaglie olimpiche ed europee, oltre ad una
serie lunghissima di piazzamenti di prestigio, fino a tagliare il
traguardo dei vent'anni in piena salute. Tutto questo grazie alle capacità
ed all'entusiasmo di coloro che via via sono entrati a far parte di questa
società, stranamente a... dimensione sportiva, tutti contagiati dalla
carica o se più vi piace, dalle depressioni ricorrenti del Demiurgo dalla
Barba Bianca: Remo Sacchi, creatura proteiforme, a volte drago
fiammeggiante a volte basset-hound. Le intuizioni talvolta geniali di
questo strano Artigiano dello sport hanno spesso trovato poi fondati
conforti scientifici, contribuendo a percorrere strade nuove nel nuoto sia
agonistico che amatoriale, e non solo. Remo, una volta che si sente
solleticare da qualche idea, va a bussare alla porta dei più illuminati
fisiologi, psicologi, dietologi, biomeccanici e quant'altro, per capire se
e come valga la pena di sviluppare il frutto delle sue elucubrazioni.
Così negli anni la DDS è diventata una specie di affascinante bottega
artigiana o, se preferite, il capannone di una sofisticata officina, dove
si sperimentano in continuazione nuove soluzioni applicabili al nuoto e
allo sport in genere.
Il vantaggio di avere nel figlio Luca una cavia di lusso, piuttosto
disponibile, capace di andare a nuotacchiare sulle rive del lagoTiticaca a
3500 metri "per vedere l'effetto che fa..." ha consentito al Demiurgo di
acquisire un bagaglio di conoscenze unico, di cui è il geloso custode.
Così la DDS è diventata un po' come la Ferrari dei tempi d'oro, quando le
intuizioni del "Commenda" venivano sviluppate da fior d'ingegneri e di
meccanici, all'apparenza così... alla buona, che portavano il cavallino
rampante a dominare i circuiti di tutto il mondo.
La rana "rampante" della DDS nel suo piccolo ci ha provato e dall'officina
di Settimo Milanese è uscita più di una Formula Uno delle piscine.
Mi risulta che anche Remo da qualche parte sia chiamato "Commendatore",
anche se se ne vergogna.
Vuoi vedere che abbiamo finalmente svelato l'arcano: sotto sotto chi ha
partorito quel nome, nella sua malcelata megalomania aveva in mente la
Dimensione di Sacchi (Remo, non Arrigo, of course).
... di Enzo
Barlocco (tratto da "DDS - Interpreti di Sport" - 1997)
Un
libro tutto da raccontare. Facile, fin banale magari titolarlo "Luca
Sacchi e il nuoto". Difficile, assolutamente non banale scriverlo. Può
iniziare dalle medaglie, dai risultati e allora le prime righe si
riempirebbero con il bronzo Olimpico di Barcellona, quel terzo posto nei
"suoi" 400 misti. Bronzo morso con i denti più che per assaggiarne la
consistenza, per la consapevolezza di aver perso un'occasione. Si poteva
fare di più, ha sempre detto Luca. Ma tant'è, bronzo è stato. Come quello
agli europei di Vienna '95, i campionati del ritorno alla luce agonistica.
Come quello (nei 200 misti) sempre continentale di Atene '91, i campionati
dei primi successi. Primi e ultimi, a ben leggere. Primi e più grandi.
Ovvero l'oro dei 400 misti, il secondo giorno degli Europei in Grecia. La
prima e unica volta di Luca sul gradino più alto del podio in una grande
manifestazione internazionale, l'ultima in cui l'Italia del nuoto ha
sentito suonare l'inno di Mameli. Roba di sei anni fa. Ma iniziare con i
successi, senza dimenticare i ventinove titoli conquistati, non può dare
senso compiuto ad una carriera. Così provi ad aggiungere altri dati
statistici. Tempi insomma. Anche perché in fondo, nei nuoto come
nell'atletica, sono il principale criterio di confronto. E allora sotto
con il record italiano che data Barcellona '92: 4'16"34 sui 400 misti.
Crono che è rimasto, che è ancora lì imbattuto. E avanti con il primato
mondiale della stessa distanza in vasca corta: 4'08"77 il 28 febbraio '92
a Palma di Maiorca. Tempo battuto l'anno dopo dal finlandese Sievinen."Mondialino"
dirà qualcuno. Ma sempre un italiano sopra tutti. Però ancora non basta.
Luca Sacchi non esce neppure da un cronometro. Cominci a scoprirlo
raccontando della rivalità tra lui e Stefano Battistelli. Due stelline
splendenti nella piccola vasca che è l'Italia del nuoto, forse era
veramente troppo. Di fatto pero, Luca è emerso perché "Bibi" andava più
forte. E quando c'è stato il sorpasso Battistelli ha trovato gli stimoli
per non smettere. Non ci siamo lo stesso. Perché è vero che Luca è stato
un personaggio contro, ma non del tutto, o quanto meno vale la pena
analizzare perché. E allora puoi raccontare il '93 a mezzo servizio
dicendo no agli europei di Sheffield. Un gesto letto unicamente "contro",
ma che ha permesso a Sacchi di arrivare fino ad Atlanta. E puoi ricordare
la rivolta di Poggibonsi '94 la spinta a cambiare qualcosa muovendo gli
atleti, i compagni, non servì. E incominciò un disamore forte nei
confronti di un certo nuoto. L'identikit Sacchi lentamente si compone.
Mancano pero i "segni particolari". Uno sicuramente è la testa pelata.
Necessità per lui caratteristica forte per gli altri. In fondo normale (se
non di moda) in piscina. E poi piace alle donne almeno a sentire i
racconti, gli aneddoti. D'altra parte Luca è alto, ha il fisico da
nuotatore e soprattutto gli occhi verdi e un sorriso incredibile.
Difficile però contare flirt veri o presunti, dalle colleghe d'acqua o
dintorni, alle pedane della scherma. Meglio passare oltre. Anche perché
dietro ad un identikit c'è una persona che medaglie tempi e
caratteristiche fisiche non disegnano ancora. Una persona che abbiamo
imparato a conoscere soprattutto alla fine con le lacrime. Quelle di
rabbia e sconforto, per la delusione Olimpica di Atlanta, la sua ultima
chance. Una medaglia (chissà di che colore) alla portata ma scappata. E
poi le lacrime di gioia agli Assoluti di Catania. Lì dove Luca ha iniziato
a vincere (tricolore '87 nei 200 rana) questo ragazzone milanese di 28
anni ha chiuso. Con tre titoli ma soprattutto un saluto indimenticabile
alla gente delle piscine. Chi lo ha ostacolato ha abbassato la testa. La
maggior parte ha sorriso e pianto con lui. Luca è qui. Per i suoi anni di
atleta, però. Spesso ci si dimentica che c'è un prima e un dopo. Ecco
perché per raccontare Sacchi non basta Luca. Serve parlare di mamma Bianca
e papà Remo. Il secondo più della prima, un po' perché lo ha plasmato come
atleta, tanto perché ora dovrà fidarsi di lui nella conduzione del lavoro
di tutti i giorni, della DDS creata dal nulla 20 anni fa e ora futuro di
quella che Luca chiama "la vita seria".
Giorgio
Pasini (tratto da "DDS - Interpreti di Sport" - 1997)
Per
me, che solo da poco sono entrato nell'ambiente del nuoto, la DDS
rappresenta un particolare modo d'intendere l'agonismo tra le corsie. È
lo specchio di un'anima inquieta e borbottante che non ha perduto, a
dispetto dell'età, la forza per stupirsi ed alterarsi di fronte agli
esempi dell’umana pochezza. A quest'anima, a Remo Sacchi, io devo la gratitudine di chi,
allora spaesato, venne invitato ad esser parte della "celebrazione" che a
Palma di Maiorca seguì i successi di Luca. Fatto che fu tra i primi
sintomi di una simpatia che rende queste poche righe assolutamente
parziali. Tese ad esprimere il convincimento che mi porta a legare la DDS
ad un singolare modo di intendere l'atleta e l'agonismo. Una via "umana"
al battersi tra le corsie che non manca di contraddizioni ma che, anche a
questo, deve parte del suo fascino. Un essere ed un sentirsi differenti
che non sempre è stato gradito ma che ... piaccia o meno, cosi è. E cosi
sembra poter continuare ad essere visto che Luca Sacchi non ha derazzato.
Atleta vincente e persona pensante Luca è stato capace di vincere titoli
continentali, medaglie olimpiche, d'essere capitano della nazionale e,
allo stesso tempo, di fermarsi un anno, di protestare, di vivere la
"leggerezza" che sono in ogni crescita "normale"... "Normale" come io
sento essere la DDS. Gruppo che se non ci fosse mancherebbe. Come a me la
compagnia di Remo che, anche da ex fumatore, conto di trovare sempre,
borbottante, sull'uscio delle piscine.
Sandro
Fiomvanti (tratto da "DDS - Interpreti di Sport" - 1997)
Se
sapete la gioia leggera del risveglio la domenica mattina con la
prospettiva bella di una giornata di muscoli, cronometri e giovani
sguardi, di una giornata di gare. Se sapete la curiosità di conoscere il
risultato, il tempo, la prospettiva finale del cammino percorso. Se
sapete l'euforia lieve della sera prima dei Campionati, quando tutto è
ancora in gioco ed e utile ritrovarsi intorno ad una vasca in qualche
città conosciuta appena. Se sapete, infine, l'emozione grande della gara
vissuta dal bordo, quasi un'onda che viene per poi ritirarsi piano
lasciandovi dentro una stanca soddisfatta dolcezza o a un vuoto così
difficile da riempire di parole e risposte. Se questo ed altro sapete,
allora, forse siete "allenatori". Raccontando una parola ad Oriente...
Se un giorno vi affidano il compito di accompagnare un giovane puledro a
dissetarsi, voi potete scegliere la strada migliore, evitare le salite o
i terreni scoscesi, l'arsura o i sentieri più pericolosi e giungere,
infine, alla fonte. Ma se a quel punto il vostro puledro non avrà sete
non realizzerete la vostra missione e nulla conterà il percorso
prescelto. Ecco, la sete potrebbe essere il desiderio di competere,
confrontarsi, lottare di un atleta e di un nuotatore. Se manca questo
gusto per la sfida poco conterà il percorso, l'allenamento e le scelte
operate, arriverete, forse, alla gara nel migliore dei modi ma poi il
vostro atleta non vorrà dissetarsi e vi chiederete se davvero era giusto
giungere fino a quel punto.
Franco Confalonieri
(tratto da "DDS - Interpreti di Sport" - 1997)
DDS
S.r.l. via Stradascia, 20019 - Settimo Milanese (MI) - tel
02/3284743 - 3283116