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Stagione difficile per Fabrizio Lai - 5 giugno

11° al Mugello
 
La stagione si sta rivelando più difficile del previsto per Fabrizio. Il forte pilota milanese, figura familiare in DDS, è qui che segue la preparazione atletica, si trova a fare i conti con una Honda impegnata allo spasmo per tornare a vincere nella classe regina e che per forza di cose si trova a trascurare le classi minori... risultato, quando la pista è bagnata Fabrizio lotta con i primi, quando la gara è "secca", come ieri al Mugello, il gap con Aprilia e Ktm è incolmabile.
La classifica finale parla chiaro, quattro Aprilia, due Ktm e una Derbi a lottare per la vittoria, a 13" il gruppetto delle Honda.

Il vino fa buon sangue? - 15 maggio

L’uomo produce e consuma alcolici da quando l’alba della civiltà era ancora lontana. Attualmente non c’è popolazione, civilizzata o no, che non prepari bevande alcoliche ottenute dalla fermentazione dei cereali (birra, whisky..), delle patate (un tipo di vodka), dei succhi di frutta (vino, sidro), del miele (idromele) e di altre sostanze meno comuni. La prima fermentazione spontanea che ha attratto l’attenzione di un nostro antenato pare essere stata quella della linfa di palma o forse di uva abbandonata in qualche contenitore. L’evento, molto apprezzato, stimolò la raccolta, la conservazione e la coltivazione dei frutti che col tempo si riconoscono capaci di tale prodigio. L’invenzione dell’agricoltura è stata incoraggiata dal desiderio dell’alcool non meno che dal bisogno di maggiori disponibilità alimentari. In Egitto e Mesopotamia già da 5000-6000 anni prima dell’era corrente si coltivavano datteri, uva, fichi e cereali per ottenere bevande alcoliche. Poiché l’acqua fino al XIX° secolo era spesso contaminata e responsabile di morti e malattie, veniva diluita al 50% con l’alcool, sterilizzandola e consentendo in tal modo un’ adeguata introduzione di liquidi, calorie ed una... spensierata, lieve, ebbrezza continua collettiva. Grazie al suo potere purificante, alla capacità di rallegrare il cuore, scacciare gli affanni e dimenticare le tristezze, il vino viene eletto prima a "nettare degli Dei" e poi di Dio, nella tradizione cristiana, a rappresentare il sangue di Cristo come tramite della sacra unione tra uomini e divinità.
A quei tempi il consumo prevalentemente alimentare (diluito, ai pasti) e la modesta concentrazione alcolica ottenuta con la fermentazione naturale, consentivano di limitare gli effetti collaterali del vino, che si manifestavano pienamente solo in occasione delle "sbornie". Con la scoperta da parte degli Arabi della distillazione, si accresce notevolmente la potenziale velenosità dell’alcol etilico (l’etanolo), la cui concentrazione aumenta a scapito della componente nutrizionale (presente soprattutto nei residui della buccia che vengono persi nella vinificazione in bianco e nei distillati). L’etanolo è una sostanza estranea all’organismo che, a basse dosi, può essere eliminata senza conseguenze, altrimenti si accumula con tossicità diretta sui tessuti e indiretta sul metabolismo. I danni cronici provocati dall’abuso di alcool in termini di malattie, morti e mancata produttività sono ben noti a tutti, ma un aspetto socialmente rilevante riguarda i disturbi comportamentali indotti anche dopo una sola bevuta. Oltre certi livelli l’alcool indebolisce i meccanismi di controllo che a livello cerebrale bloccano l’impulsività aggressiva, determina una interpretazione errata dell’atteggiamento altrui con esagerazione della risposta, inibisce le normali norme precauzionali e riduce la percezione del rischio. Effetti amplificati e ulteriormente complicati dalla eventuale concomitante assunzione di farmaci o sostanze psicoattive. Le conseguenze sono incidenti e crimini che spesso coinvolgono persone innocenti. L’uso di alcol rimane una delle cause più rilevanti nelle crisi familiari , nella violenza domestica e in quella sui bambini.
Torniamo quindi al quesito iniziale: il vino fa buon sangue?
Se fare buon sangue significa regalare piacere a chi lo beve, stimolare la benevola socialità e (forse) un piccolo aiuto a vivere bene, il vino (ma non i superalcolici) può avere le caratteristiche per farlo, ma solo se consumato in modiche quantità e con lo "spirito" giusto. Recentemente alcuni studi epidemiologici sembrano confermarlo. I Francesi, infatti, noti consumatori di grassi "cattivi", presentano un minor rischio cardiovascolare rispetto a popolazioni ugualmente trasgressive nel mangiare, ma senza tradizione vinicola. E’ il cosiddetto "paradosso francese", che, confortato da alcune altre ricerche, ha eccitato un’onda di entusiasmo tale da indurre molti medici e dietologi a consigliare l’adozione di un salutare stile di vita che preveda il regolare consumo di vino. Gran parte della comunità scientifica (compresa l’Organizzazione Mondiale della Sanità), tuttavia, mantiene il consueto atteggiamento di allarme, in particolare riguardo alla comunicazione verso la popolazione, sulla base di considerazioni che possiamo riassumere brevemente:
- L’alcoolismo è una "malattia della volontà" verso la quale è ipotizzabile esista una predisposizione biologica. E’ possibile individuare situazioni a rischio ma è impossibile prevedere chi ne potrà essere affetto e chi no
- Esiste una relazione direttamente proporzionale tra il consumo settimanale medio pro-capite e i cosiddetti "problemi alcol-correlati" e , soprattutto, tra gli investimenti pubblicitari e il numero di alcolisti (l’elogio anche apertamente pubblicitario della bevanda alcolica è correlato al suo abuso).
- L’esperienza di chi vive la tragedia dell’alcool-dipendenza sa quanto possa essere difficile, in questo campo, moderarsi. Inoltre anche se i bevitori moderati hanno una bassa incidenza di problemi alcol-correlati, questi diventano numericamente tanto più consistenti quanto più ampia è la popolazione dei bevitori.
- Le sostanze responsabili della protezione nei confronti delle malattie cardiovascolari (contenute tra gli alcolici praticamente solo nel vino rosso: antiossidanti e polifenoli come il resveratrolo) si trovano in concentrazioni assai superiori, in numerosissimi alimenti privi di potenziale tossicità (come frutta e verdura, che tra l’altro i Francesi consumano in grande quantità!).
- Non si conoscono le dosi di etanolo entro le quali si possano escludere con certezza interferenze con l’assunzione di farmaci, con il decorso di condizioni patologiche e con la gravidanza.
Il dilemma è che da una lato la maggior parte della gente che assume alcol non presenta seri problemi. Dall’altro, l’alcol è probabilmente la sostanza che causa più danni alla salute in assoluto. Per di più una significativa riduzione nel consumo eccessivo di alcol è impossibile senza una riduzione del consumo totale.
Cosa fare ? Il messaggio della comunità scientifica è sempre stato: "è meglio bere meno" (esortazione a chi beve tanto a ridurre il consumo), ora qualcuno lo vorrebbe modificare in "bere poco è meglio" (che implica un vantaggio a bere, anche se poco, per chi non beve). In realtà il messaggio corretto dovrebbe essere: "bere meno e meglio". Bere meglio significa, per chi ne ha l’abitudine, andare oltre il piacere fisico dell’ingestione della bevanda. Il vino, capace di trasmettere una varietà infinita di sensazioni è la scelta migliore e per apprezzarne le qualità è sufficiente un bicchiere a pasto, senza divenirne schiavi. A chi l’alcol non piace, a quanti non hanno il "sentimento" del vino, evitiamo di prescriverlo come un farmaco. Frutta, verdura, sport e buona compagnia sono molto meno rischiosi e molto più efficaci.

W l'Estaste - 15 maggio

domenica, 27 gradi... ci siamo, da oggi "estate" non suona più come un ossimoro immerso nella neve di un lungo inverno, un’aspirazione, un miraggio... da oggi i centimetri di pelle che guadagnano un "posto al sole" sono l’indicatore infallibile della stagione che avanza.
Due sono i sentimenti che il primo sole stimola, un istintivo e primordiale ahhhhhhhhhhhhhhhhhhh, ogni singola cellula lo grida, il corpo si sveglia dal torpore invernale... qualche istante dopo, per la categoria dei genitori, arriva il razionale arghhhhhhhhhhhhhhhhhh... i bambini!!!
Ok andiamo per gradi... se appartenete ai "sospiratori" del secondo tipo, tranquilli, dal 12 giugno partono i Campi Estivi DDS, quattro anni fa partirono come un esperimento, adesso sono una realtà di riconosciuto successo.
Sulla formula tradizionale abbiamo deciso d’innestare due novità. Il TEMA: ognuna delle nove settimane avrà un argomento guida che verrà sviluppato nell’arco dei cinque giorni attraverso i laboratori di volta in volta allestiti nella palestra. Un tema, una settimana... un percorso studiato con l’intento di affiancare la caratteristica vincente dei nostri Campi, sport e divertimento, con momenti di calma, collocati nelle ore immediatamente a ridosso del pranzo e maggiormente calde, nei quali dar libero sfogo alle abilità "artistiche" dei bambini. Si spazierà dalle Olimpiadi, ai miti greci, passando per i classici di Walt Dysney... insomma partecipare ai Campi DDS sarà come aprire un uovo di pasqua: il cioccolato c’è, ed è buono, la sorpresa anche, ma bisogna svelarla!!!
Abbiamo presentato sola la prima delle due novità, la seconda è la GITA di fine mese. Le ultime settimane dei mesi di giugno e luglio saranno caratterizzate da due visite guidate, una all’Oasi naturalistica di Sant’Alessio, l’altra al Safari Park di Pombia. L’escursione cadrà a metà settimana, sarà orientata verso due località raggiungibili con spostamenti non superiori ai 40 minuti, prevederà la partenza in mattinata, una colazione al sacco ed il rientro nel primo pomeriggio.
Veniamo ora ai "sospiratori" del primo tipo... quelli ahhhhhhhhhhhhhhhhhh per intenderci.
La DDS ha in serbo un’estate ad alto fattore protettivo per il "portafoglio"... e si, per il terzo anno consecutivo il prezzo del biglietto d’ingresso del nuoto libero non cambierà.
Da quando è nata, la DDS ha sempre cercato di coniugare le esigenze di un impresa privata che vive di ciò che "produce", cioè profitti, e la convinzione di ricoprire un ruolo importante per la crescita e lo sviluppo del territorio sul quale insiste. In ragione di questa filosofia, ancora per quest’anno potrete entrare e godere dei servizi e della nostra struttura pagando lo stesso prezzo di tre anni fa... anzi, ancora meno, perché nell’estate 2006 l’offerta si arricchirà ulteriormente. Dal lunedì al venerdì il Fitness Team DDS ha preparato due momenti dedicati a voi. A mattina inoltrata ci sarà la "ginnastica del risveglio", 30 minuti dedicati a chi avrà voglia di alzarsi dal lettino e regalare al proprio corpo un’ossigenante parentesi di movimento all’aperto. Il pomeriggio la proposta sarà diretta ai bambini, ancora 30 minuti di puro divertimento per i piccoli con la baby dace ed una piccola parentesi per i genitori per rilassarsi e conoscere meglio la nuova gestione del nostro bar "Pane e Sport"... dinamica, ricca ed ancor più accogliente.
Costume, crema solare, telo e ricambio ecco tutto ciò che vi occorre. Lettini, ombrelloni e sdraio guardateli con serenità, sono lì, a vostra disposizione sino ad esaurimento delle scorte, non c’è nessun aggravio di prezzo, vi chiediamo solo di comprendere la logica, "media" che c’è dietro la richiesta di non utilizzarli per i bambini... in fondo, da che mondo è mondo i bimbi sono tutto il giorno in acqua e gli adulti si crogiolano al sole...

Staffetta 100x100 - 12 maggio

DDS e Aqvasport in collaborazione con le Società aderenti al Progetto DDS, organizzano il 14 maggio "una maxistaffetta" a scopo benefico.

Siete tutti invitati: atleti, corsisti,amici.. vi aspettiamo!!!

(vai alla locandina)


Il nostro obiettivo è schierare 8 staffette di 100 persone che dovranno percorrere ciascuno 100 metri.
La manifestazione si terrà presso la piscina Samuele di via Mecenate con inizio alle ore 10.00 (raduno alle 9.00) e termine previsto alle 13.00.
Tutti gli iscritti dovranno contribuire con una quota di 10 €, che darà diritto a ricevere la cuffia e la maglietta celebrative dell'evento.
L'intero ricavato, verrà donato al
Comitato Maria Letizia Verga, associazione impegnata nella cura delle leucemie infantili.
Ti aspettiamo, per una giornata importante e diversa in cui l'orgoglio di far parte di un grande " gruppo " si unirà alla consapevolezza di dare un piccolo contributo al futuro di tanti bambini malati.

 

Potrai partecipare iscrivendoti, entro il 12 maggio, presso una delle seguenti strutture, chiedendo del responsabile:

Piscina di Arcore - via San Martino - Arcore (MI)

Responsabili: Enzo Zappa, Laura Villa, Anna Romanenghi
Piscina di Concorezzo - Via Pio X - Concorezzo (MI)

Responsabili: E. Zappa, Simona Valtolina, Elena Colombo
Piscina Samuele - Via Mecenate - Milano

Responsabili: Luca Bianchin, Manuela Dalla Valle
Piscina Lampugnano - Via Lampugnano, 76 - Milano

Responsabile: Massimo Parati
DDS - Via Stradascia, 2 - Settimo Milanese (MI)

Responsabile: Massimo Parati
Piscina Federale Muggiò - Viale Geno, 14 - Muggiò (CO)

Responsabile: Davide Ballestrini
Piscina Stardivari - Via Milano, 13/g - Cremona

Responsabile: Alvin Miserotti
Soncino Sporting Club - Via F. Galantino, 12 - Soncino (CR)

Responsabile:Eric Ghidoni, Patrizia Pomini
Canottieri Vittorino da Feltre - Via del Pontiere - Piacenza

Responsabile: Gianni Ponzanibbio
Piscina Comunale Cremona - Piazzale Azzurri d'Italia - Cremona

Responsabile: Massimiliano Regonelli
Piscina Comunale Pavia - Via Folperti - Pavia

Responsabile: Alessandro Bacchi
Pianeta Acqua - Via Guado - Corteolona (PV)

Responsabile: Alessandra Zanardi
Piscina Santa Maria - Via Santa Maria, 80 - Vigevano (PV)

Responsabile: Patrick Cervizzi, Raffaelo Toso
Piscina Comunale Mozzate - Via Kennedy - Mozzate (CO)

Responsabile: Marco Rossini, Alessandra De Pedrini
Piscina Comunale Seregno - Via Porada - Seregno (MI)

Responsabile: Claudio Ciapparelli, Marco Longoni
Piscina Carpenedolo - Via Piemonte, 21 - Carpenedolo (BS)

Responsabile: 
Piscina Giussano - Via della Conciliazione - Giussano (MI)

Responsabile: Giorgio Quintavalle
Piscina Concesio - Via A. Moro, 20 - Concesto (BS)

Responsabile:
Piscina Bagnolo Mella - Via Borgo, 1 - Bagnolo Mella (BS)

Responsabile: Paolo Mazzolari

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei?  - 27 febbraio

Fu Jean Anthelme Brillat-Savarin (1755- 1826), gastronomo francese, a ideare questo aforisma , di cui scrisse nel suo libro "Psicologia del gusto" divenuto un caposaldo della letteratura culinaria. Sempre dalle sue meditazioni prese forma l’idea di "siamo quello che mangiamo" della cui paternità però si approprierà un secolo e mezzo più tardi uno dei padri della macrobiotica (G. Ohsawa).
L’interesse umano nei confronti dell’alimentazione ha comunque origini antiche. Già Confucio, ad esempio riduceva i grandi desideri dell’essere umano a due: alimentazione e riproduzione. E le dispute sulla giusta nutrizione hanno coinvolto filosofi e scienziati per secoli. Questo perché una delle più importanti conseguenze del nostro essere animali è che ci è toccato questo pozzo senza fondo che chiamiamo stomaco. Fatto che ha condizionato la nostra intera civiltà. Nel bene e nel male. Dovendo riempire lo stomaco il problema di guadagnarsi la vita diviene complicato, e quando il problema di guadagnarsi la vita diviene complicato, nelle faccende umane intervengono astuzia, falsità e disonestà.
Siamo così influenzati da questa materia del mangiare e del bere, che rivoluzioni, appacificazioni, guerre, patriottismi, accordi internazionali e tutto il castello della vita sociale ne sono dipendenti. Quale fu la causa della rivoluzione francese? E di quella russa e dell’esperimento bolscevico? Proprio il cibo. E quanto alla guerra Napoleone mostrò la profondità essenziale della sua saggezza sostenendo:” un esercito combatte col suo stomaco”. E ancora, non è forse vero che la miglior via verso il cuore di un uomo passa attraverso il suo stomaco? Abbiamo avuto e avremo sempre mogli che si lamentano di mariti che non si accorgono dei loro vestiti nuovi, scarpe nuove, nuove ciglia e nuove tappezzerie alle poltrone. Ma si sono mai lamentate che i mariti non si siano accorti di una buona fiorentina ai ferri o dei bucatini all’amatriciana?. Cos’è il patriottismo se non l’amore per le buone cose che abbiamo mangiato da ragazzi? Cosa ci fa sentire più simili ed amici a connazionali all’estero se non il fatto di amare la stessa cucina?
Si, dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei e da dove vieni. Mangi pesci crudi, frutto dell’albero del pane , cedri, noci di cocco e "colocasia" (un ortaggio simile alla patata)? Facile, vieni dalla Polinesia. Mangi riso , "chapati" (pane), dahl (passato di ceci), frutta, verdura, burro, latte e solo agnello ? Sei Indiano. Mangi porridge e tortillas di granoturco, formaggio, fagioli neri, papaia e ananas? Sudamericano, probabilmente del Guatemala.. Ti nutri di latte, carne e frutta selvatica? Potresti essere un Masai dell’Africa Orientale. Se mangi riso, pesce, alghe e latte sei giapponese. Ti piacciono in maniera incontrollabile pollo, carciofi, pomodori, formaggio, patate, vino e... lumache? Francese. Vivi di carne di manzo, latte, burro, patate, fagioli, cetrioli e mele ? Sei un agricoltore dell’Illinois. Mangiavi pasta, pane, pesce, carne, frutta legumi e ortaggi, il tutto innaffiato da olio di oliva e hai un figlio adolescente che mangia tutto il giorno biscottini, nutella, pizzette, focaccine, merendine, crostatine, coca cola e yogurt con i granelli nel coperchio? Sei Italiano.
Ma cosa significa essere quel che si mangia? Se ci nutrissimo solo di carne di tacchino, dopo un po' di tempo non cominceremmo certo ad assomigliare ad un tacchino , ma ci ritroveremmo sicuramente in parte ricostituiti con gli aminoacidi della sua carne. Ma la carne di tacchino non ha necessariamente tutti gli aminoacidi ( sono i mattoni che costituiscono le proteine) che servono a noi, per la nostra carne e gli altri organi ed allora li dovremo trovare da un‘altra parte, ad esempio nel latte, nelle uova, nei legumi, nei vegetali e nei cereali. Ognuno di questi alimenti ha una composizione peculiare di aminoacidi tra i quali il nostro organismo deve scegliere quelli a lui utili in quel momento. E così vale per gli altri componenti alimentari: vitamine, minerali, lipidi e glucidi. La capacità di colonizzare il globo da parte dell’uomo è dipesa dall’essere onnivoro. In ogni parte del mondo si procura quello che serve tra ciò che cresce, circola o nuota. Tutta la materia biologica si è costituita in un circuito vitale in grado di assicurare il nutrimento ad ogni organismo vivente. Se fornissimo al corpo le sostanze utili, né in difetto né in eccesso, riusciremmo a essere noi stessi (ossia quello che i nostri geni hanno predisposto e del cui progetto lo "stomaco" ha perfetta conoscenza). Spesso, però, le nostre scelte sono forzatamente limitate o, peggio, stabilite dai "venditori di benessere", (individui la cui attenzione è decisamente più concentrata sui profitti che sulla reale salute dell’individuo), ed allora finiamo per essere qualcosa di leggermente diverso. Mangiare sano significa scegliere liberamente e variamente tra i differenti gruppi alimentari e dalle nostre parti è molto più facile che nel resto del mondo. Il vantaggio della dieta "mediterranea", infatti, consiste in un 'immenso patrimonio gastronomico rappresentato da un’ampia varietà di nutrimenti di estrema qualità. Sfruttiamolo, senza eccedere. E non dimentichiamo di recuperare la ritualità del cucinare e del consumare i cibi, cuore dell’unione familiare e, in generale, della socialità nelle relazioni umane. "Esiste nell’uomo una certa disposizione d’animo, dopo un pranzo, che più fortemente di ogni causa ragionevole lo induce ad essere soddisfatto di sé e a reputare che tutti gli uomini gli siano amici" (L.N. Tolstoj , Guerra e pace).

L’importante non è vincere... ma partecipare?  - 9 gennaio

L’importante non è vincere, ma "partecipare"
È il famoso motto che riassume in sé l’eterno dibattito sulle motivazioni primarie allo sport (gioco vs agonismo). È stato universalmente attribuito al barone Pierre Fredi de Coubertin, il "papà" delle Olimpiadi moderne. Costui era un sociologo e pedagogo francese che nella seconda metà del XIX° secolo si trovò, giovane ardente idealista a cercare di risollevare il morale dei francesi sconfitti dai prussiani nella guerra del 1970. Riteneva che la classe intellettuale francese "si sedesse troppo spesso sul proprio cervello" e che la spinta educativa vincente potesse essere quella di coltivare il fisico, sull’esempio della pedagogia anglosassone (ispirata da Thomas Arnold) che portò alla nascita dello "sport" moderno (il termine deriva dal francese antico "deport" = portarsi per divertirsi da un luogo all’altro) come momento di igiene fisica inserita, nelle public schools inglesi, nei programmi di sviluppo e formazione della classe dirigente. Su queste basi De Coubertin riteneva che l’attività sportiva potesse influenzare temperamento, carattere e coscienza di un individuo: "bisognerebbe superare quel pregiudizio millenario che pone il lavoro manuale in una situazione di costante umiliazione rispetto all’intelligenza e alla cultura... i muscoli e il cervello lungi dall’essere elementi antitetici, possono equilibrarsi con un esercizio alternativo". Quale migliore rimedio contro il sedentarismo e la pigrizia mentale e fisica dei giovani lasciati allo sbando o valvola di sfogo dell’aggressività latente nella crescente emarginazione?
In quegli anni (tra il 1975 e il 1881) furono riportate alla luce i resti di Olimpia. L’idea era affascinante e suggestiva: perché non resuscitare lo spirito sportivo e gli splendori delle olimpiadi? De Coubertin genialmente decide di sfruttare i simboli, la ritualità, il mito dell’antica Grecia, mitigandone tuttavia la forte cultura agonistica (agon=lotta sforzo, combattimento), volta alla competitività, alla ricerca della supremazia personale, all’affermazione a tutti i costi (non escluso doping e violenza), con il puro dilettantismo, finalizzato esclusivamente alla crescita della persona, dello sport anglosassone. E ancora, perché non restaurare in tal modo l’"ekecheiria" (= alzare le mani) delle olimpiadi antiche, ossia la deposizione dell’arma conflittuale (militare o ideologica) durante il periodo delle gare? Tutti i popoli riuniti in pace con l’istintiva aggressività dei giovani ritualizzata e liberata entro modelli agonistici costruttivi.
De Coubertin non disse mai la fatidica frase nel senso in cui viene abitualmente interpretata.
Le "sue" Olimpiadi moderne (le prime ad Atene, nel 1986) approvate da tutti, non avevano, inizialmente un seguito ed una partecipazione estesa. D’altronde era necessario che parecchi paesi e molti atleti partecipassero alle manifestazioni affinché fosse pienamente espressa la potenzialità sociale e politica (e commerciale) dell’evento. De Coubertin promosse, quindi, una forte campagna di partecipazione di tutte le nazioni a questi avvenimenti sportivi, presentati come uno strumento per la futura pace e stabilità mondiale a prescindere dalle ambizioni dei propri atleti (come dire: partecipate! anche se non potrete vincere).
La citazione con cui si credette di interpretare il suo pensiero in realtà fu fatta in occasione di un banchetto ad una cerimonia di saluto in occasione delle olimpiadi di Londra del 1908. De Coubertin ammettendo egli stesso di citare le parole che un arcivescovo anglicano pronunciò nel proprio sermone in quel periodo, disse:  "the important thing in life is not the victory but the contest; the essential thing is not to have won, but to have fought well" (contest = competizione, lotta, combattimento; fight-fought = combattere, battersi. Non si trova nessun termine traducibile con partecipazione). La cosa importante nella vita (e nello sport) non è la vittoria, ma aver ben combattuto. Ossia aver cercato si di vincere con tutte le proprie forze, ma in maniera corretta, anche senza esservi riusciti. Il senso è molto diverso dalla comune traduzione "l’ importante non è vincere ma partecipare". Un concetto più vicino, forse al "saper perdere".
L’agonismo, la competitività, l’aggressività sono parte integrante dell’uomo e non possono essere soppresse con decreti moralistici, ma possono essere educate. La vera differenza tra sport inteso come gioco, divertimento e processo educativo e sport agonistico sta proprio nel fatto che (come nel secondo caso) quando esseri umani si pongono in qualche modo a confronto, aggressività, competitività e agonismo si scatenano, inevitabilmente.
Oggi la maggior parte delle speranze - decoubertiniane - sono state disattese. Diverse Olimpiadi sono state sospese a causa della guerra, in altre alcune nazioni sono state escluse in quanto perdenti la guerra precedente, la vittoria atletica ha assunto spesso tinte politiche, l’ideale dilettantistico è ormai una chimera (= idea, fantasia inverosimile, speranza irrealizzabile. Ma a questo, in realtà, anche il barone non aveva mai creduto realmente) e il fair play è cosa rara.
Oggi rischiamo che i nostri figli non sappiano più né perdere né vincere. Cerchiamo di fargli capire che le medaglie hanno una terza faccia: il petto su cui poggiano (S.J.Lec).

Ps. Esercizio a casa: prendete un computer, connettetelo ad internet ed inserite in un motore di ricerca le parole "if" e "kipling" (ricercando solo le pagine in italiano pere chi non ha dimestichezza con l’inglese).

Quattro chiacchiere con Fabrizio LAI - 15 dicembre

Partiamo con un bilancio della stagione appena conclusa.
6° nel mondiale 125cc, buono direi. Questo è il mio miglior piazzamento da quando corro nel motomondiale. La soddisfazione aumenta pensando che si tratta della categoria più combattuta. Un’affermazione che potrà spiazzare i non addetti, ma che corrisponde alla realtà. Nella 125 non sono mai meno di 8 i piloti che lottano per il mondiale, e questo si spiega da un lato con la mancanza di cavalli che limita le prestazione e livella molto il parco partenti, dall’altro il budget relativamente basso consente a più team di acquistare moto competitive.
Ok, l’analisi ragionata, quella fatta con la "testa" l’abbiamo ascoltata, adesso vogliamo sentire cosa dice lo "stomaco".
Lo stomaco dice che dopo le prime tre gare pensavamo di poter vincere il mondiale, io ero in palla la moto andava... poi, come due schiaffi: 0 in Francia, 0 in Italia. Da quel momento il mondiale è cambiato, l’inesperienza dei tecnici con la Honda (i ragazzi avevano sempre lavorato con Aprilia) ha innescato una spirale nella quale mi sono perso anch’io. Quando rischi la pelle e non ti fidi del mezzo sul quale corri diventa impossibile rendere al massimo. C’era un cortocircuito comunicativo, i meccanici non riuscivano a tradurre in modifiche le mie indicazioni; in queste condizioni tutto si complica, io non sentivo più “mia” la moto, il mezzo non migliorava, mi deprimevo e diventava difficile fare la differenza. Guidare libero. In sintesi lo stomaco dice che il 6° posto è una delusione.
Sintetizzando, cosa ha funzionato.
Direi il feeling con la moto. Per la prima volta ho capito cosa significa guidare una moto vincente. Nelle giornate buone mi sono divertito come mai avevo sperimentato.
Cosa non ha funzionato.
La squadra, le incomprensioni tra i meccanici che è degenerato nel finire della stagione in un clima box difficilmente respirabile.
Un flash del 2005 da incorniciare.
Shanghai in Cina, se ripenso ai primi 24 giri del Gran Premio godo. È la più bella gara della mia carriera, ho corso dando più del 100%, sotto la pioggia senza un attimo di respiro, senza un errore... fantastico.
Un flash del 2005 da dimenticare.
Il 25° ed ultimo giro della gara di Shanghai, meglio... l’ultima curva del circuito… se ci ripenso m’incazzo. Un errore piccolo piccolo e sul rettilineo del traguardo sono arrivato 2° per 65 centesimi.
Facciamo un salto nel passato prima di parlare del futuro: come si entra nel mondiale di motociclismo non essendo figli... di "papà" o di "pilota"?
Tanta gavetta e rospi da mandare giù. Vedere gente più lenta precederti nel salto di categoria fa male, soprattutto se ha mancarti è solo la "grana". Al primo anno di pista mi classificai terzo con una Honda. Sarei potuto arrivare molto prima al motomondiale, ma la liquidazione di mio padre non bastava per comprare un mezzo competitivo, così ho dovuto aspettare che la Malaguti credesse in me, ho fatto crescere la moto per 2 anni, nel 2002/03 è arrivato il primo titolo italiano bissato l’anno successivo. Anno che mi ha visto debuttare nel motomondiale.
Torniamo al presente. Come ti stai rilassando in questi giorni?
Ecco un breve estratto delle mie ultime settimane: il 12 e 13 novembre sono stato a Pesaro al Champion Show, fine settimana a base di Super Motard e Kart. Dal 14 al 16 sono stato al salone del Motociclo in fiera a Milano. Giovedì ho partecipato con Marco Navarra (Campione Italiano Rally) ad un corso di Rally, propedeutico per correre al Rally di Monza... non è da tutti essere invitati. Quest’anno mi hanno dato una gruppo N che ho condiviso con Pastorelli, il prossimo anno voglio la VRC (la F1 dei rally)!!!
Passiamo alla prossima stagione: quando riprendi la preparazione atletica?
A gennaio, in questo periodo mi limito a fare attività volta al "mantenimento", dopo la sbornia di fine anno, appuntamento con Fabio (Vedana) per tirarmi a lucido.
Quando hai scoperto la DDS?
Penso fosse il 2000, sicuramente la palestra non esisteva ancora. Ricordo che quel anno mi aggregai alla squadra di atletica di Cornaredo, volevo migliorare la preparazione atletica. L’allenatore mi condusse in questa struttura e mi presentò il dott. Confalonieri. Da quel momento non vi ho più abbandonato. La collaborazione con Fabio (Vedana, specialista Start Team) si è rinsaldata anno dopo anno; i benefici nella guida erano evidenti, grazie alla preparazione invernale in una struttura d’avanguardia come la DDS, riuscivo ad arrivare a fine gara poco affaticato e lucido. Nel 2004 abbiamo fatto un altro passo, è nata infatti, la curiosità di sperimentare ed approfondire. Ricordo che durante i test del Mugello Fabio mi ricoprì di sensori... mi sentivo un astronauta, fu molto divertente ma soprattutto utile.
A quando la moto nuova?
A fine gennaio
A quando la prima prova?
A fine gennaio. Non appena arriva cominceremo a girare per l’Europa, Spagna più precisamente, alla ricerca di un po’ di sole per testarla e prendere confidenza.
Ultima domanda, quali aspettative per il 2006?
Grandi. Il team è stato rifondato, arriveranno meccanici che hanno grande esperienza con Honda, questo ci consentirà di essere più rapidi nel settare la moto e quindi affrontare le prove e la gara con un mezzo più addomesticabile. Importantissimo poi, l’arrivo della coppia Clarence Seedorf - Roberto Carlos come sponsor della squadra... magari organizziamo una partita di calcetto in DDS. Un’ ultima annotazione, nel 2006 il mio compagno sarà il fortissimo spagnolo Alvaro Bautista... non vedo l’ora di tornare a girare.

Quattro chiacchiere - 19 ottobre

All’inizio di una nuova stagione è buona abitudine tracciare un breve bilancio di quella appena conclusa... allora dottor Confalonieri, come possiamo definire il 2004/2005?
Globalmente positivo. Anche in un momento di crisi del settore legato allo stato non certo florido dell’economia italiana, siamo riusciti a confermare l’altissima frequenza all’interno del Centro. La scuola nuoto si è confermata il core business della DDS e, nell’ambito della stessa, particolarmente positivo è stato l’andamento dei corsi riservati alla fascia 3/5 anni. Si confermano le difficoltà a proporre un prodotto pienamente adeguato agli adulti. Proprio per venire incontro a queste esigenze sono nate le novità più importanti della nuova stagione: la Palestra in Acqua e il Percorso Donna. L’aquafitness è una realtà di vertice con corsi che da sempre incontrano il favore degli iscritti. Sono seguiti da un agguerrito gruppo d’istruttrici guidato dalla sempre più affermata - a livello internazionale - Silvia Senati. Per questa ragione abbiamo deciso di concentrare le nostre attenzioni sul Fitness terrestre riorganizzando i corsi, in attesa di una prossima imminente ristrutturazione dello spazio palestra dedicato a queste attività.
Il tennis ed il calcetto hanno confermato i numeri dello scorso anno, con la novità legata ad una nuova gestione del bar - con iniziative ad hoc - e alla possibilità di assistere dopo la "propria" partita a quelle
dei "grandi". Le ultime parole relative alla passata stagione voglio dedicarle all’agonismo, alle imprese dei ragazzi del triathlon e del nuoto, con le due convocazioni ai mondiali di Gamagori e alle cinque per i mondiali di Montreal, alla medaglia d'argento di Federica, al successo agli Euro Junior di Marco Malinverno e soprattutto alla conquista - per il quarto anno consecutivo - dello scudetto, tutti dati che ci confermano una realtà ai vertici mondiali.
Una delle domande che nell’automobilismo spesso vengono proposte è quale relazione ci sia tra la F1 o i rally e le auto stradali. Mutuando il quesito, come l’attività agonistica di vertice può riguardare il cliente di una struttura come la DDS?
Non credo che l’attività agonistica contribuisca ad attrarre nuovi clienti, in questo campo il passaparola unito alla qualità dell’offerta valgono molto di più. I successi agonistici aiutano certamente a fidelizzare
il cliente. Da un lato, infatti, allenarsi al fianco di medaglie olimpiche è certamente stimolante, dall’altro in DDS è possibile usufruire di una serie di servizi nati per gli atleti che con il tempo sono stati messi a disposizione della clientela, come quelli di tipo medico sportivo.
Quali le novità per il 2005/06?
Le novità di maggior rilievo, come accennato in precedenza, nascono dall’esigenza di diversificare i prodotti offerti agli adulti unita all’idea di utilizzare l’acqua in tutte le sue dimensioni (in verticale e con l’ausilio di attrezzature specifiche). Ecco dunque la Palestra in Acqua, la piscina a vostra disposizione dove, guidati da un Istruttore Specializzato, potrete nuotare, correre o camminare, provare le biciclette acquatiche ed i diversi attrezzi ideati per la ginnastica in acqua. Il filo rosso è l’individualizzazione del "prodotto" benessere, alla base anche del Percorso Donna, iniziativa pensata per offrire a tutte le donne la possibilità di ritagliarsi le attività, all’interno ed all’esterno del centro, a loro più congeniali. Questo dopo un'attenta valutazione medico sportiva e seguendo le indicazioni di una Personal Trainer a loro dedicata. Voglio congedarmi spendendo ancora due parole per Lele Merisi. Il capitano ha messo il punto alla sua carriera agonistica. La DDS, in pieno accordo con quanto scritto dal Sindaco (troverete il testo della lettera all’interno della rivista), non ha potuto lasciare che il suo straordinario bagaglio umano - e di esperienza - andasse perso. Se vedrete sul bordo vasca i vostri figli guardare con occhi stralunati Lele, non meravigliatevi, il capitano è ancora qui... dall’altra parte della vasca.

Mens sana in corpore sano - 17 ottobre

“Mens sana in corpore sano” è senza dubbio diventato il più diffuso slogan destinato a incoraggiare l’attività fisica. Suggestivo e accattivante. Oggi tutti sappiamo che equilibrio e serenità mentale si associano più facilmente ad un corpo in salute, ma gli antichi latini a cui il motto è attribuito ne erano veramente già consapevoli ? E’ questo il senso originale della frase ?
Sembrerebbe di no . La citazione è tratta da una satira ( libro IV° - X, v. 356) di Decimo Giunio Giovenale (1° secolo D.C.), intitolata “Le nebbie dell’errore” e dedicata alla insensatezza dei desideri umani, nella quale il poeta romano evidenzia le insidie nascoste nelle più comuni aspirazioni dell’uomo: la ricchezza, che porta solo guai ( “…non si beve veleno in coppe d'argilla: comincia a temerlo quando berrai in bicchieri gemmati…”), la fama (“…è all'ingegno che si troncano mani e testa; mai accadde che colasse dai rostri il sangue di un avvocaticchio…”), la bellezza (“…nella sua rocca maledetta nessun tiranno ha mai castrato un efebo deforme, e mai Nerone ha rapito un adolescente sciancato, scrofoloso o gobbuto dietro e davanti…”) e una lunga vita (“…Ma una lunga vecchiaia di quanti e continui malanni è piena!…”). Dopo aver lungamente illustrato “l’altra faccia della medaglia” delle nostre aspirazioni, sottolineando in particolare, tra i disagi di una vecchiaia troppo lunga, oltre al decadimento fisico, la compromissione delle facoltà mentali (“…ma peggiore d'ogni malanno fisico è il rimbambimento senile: più non ci si ricorda il nome degli schiavi, il volto dell'amico che la sera prima ha cenato con te, e neppure i figli che hai messo al mondo ed allevato…”), Giovenale conclude la satira sostenendo che se proprio si vuol chiedere qualcosa agli dei, dovrebbe essere, pertanto, la salute della mente e del corpo in cui essa risiede (“…devi pregarli che ti diano mente sana in un corpo sano... - ...Orandum est ut sit mens sana in corpore sano…”).
Ovviamente, essendo una satira, il fine è mettere in ridicolo le debolezze umane in modo provocatorio. In questo contesto viene sottolineata l’importanza del benessere sia della mente che del corpo, elementi essenziali per l’effettivo godimento della vita, senza particolari valutazioni di eventuali collegamenti tra le due entità. D’altronde l'evoluzione storica del dilemma sul rapporto tra mente e corpo è stata lunga e complessa, anche in relazione al significato attribuito nel corso dei secoli ai termini “mente” e “corpo”. La mente, nella satira di Giovenale, sembra più intesa come capacità intellettiva, che espressione di “anima” o “morale”. Oggi ben sappiamo che corpo, mente, anima e morale sono profondamente interconnessi, ma probabilmente il legame più debole si ha proprio con le capacità intellettive. Le condizioni corporee influenzano certamente le funzioni morali ed emozionali della mente (quelle più direttamente correlate con strutture anatomiche quali il sistema nervoso e il sistema endocrino). Lo spirito praticamente è la condizione del perfetto funzionamento delle ghiandole endocrine! Ma è ancora discutibile il legame con le funzioni di pensiero. Queste ultime sembrano essere più sensibili, ad un “allenamento specifico”. La Mettrie (medico e filosofo del ‘700) esprimeva questo concetto sostenendo che “il cervello ha i suoi muscoli per pensare, come le gambe hanno i loro per camminare”. Poco scientifico ma molto suggestivo.
D’altra parte, lo stato emotivo, spirituale , attraverso le stesse connessioni anatomiche e chimiche che lo rende mercé del corpo è in grado di condizionare a sua volta profondamente organi ed apparati, non ultimo il sistema immunitario, la cui funzione è proteggere l’organismo.
Partendo dalle considerazioni di Giovenale, integrate dalle conoscenze attuali, potremmo quindi concludere che “Mens sana in corpore sano” significa oggi, cercare, attraverso la cura della mente e del corpo, l’equilibrio giusto che ci consenta di trascorrere il più serenamente possibile quei settant’anni di tempo che più o meno abbiamo a disposizione. Senza chiedere nulla, come alla fine della satira suggerisce il Poeta: “ Noi, solo noi, Fortuna, t'abbiamo resa dea, e collocata in cielo."

Motomondiale - TAOBAO.COM GRAND PRIX OF CHINA - 1 maggio

(foto tratta da Motogp.com)

CINA -

Meno 1

 -1 è il punto che manca per raggiungere la vetta della classifica.

Il fine settimana è stato fantastico, a maggior ragione viste le premesse. Fabrizio era partito da Milano con un fastidio muscolare all'avambraccio sinistro e tanti dubbi... dubbi che sono scivolati via con l'abbondante pioggia caduta sul circuito cinese.

Venerdì la pole, 2'25.318, e l'entusiasmo: "La pista è bella, per le 125 è abbastanza veloce anche se meno di quello che si poteva immaginare. Tutto è maestoso, dai paddok alla struttura della pista. Mi sono trovato subito bene e già nelle libere di questa mattina sono andato forte. Nelle qualifiche purtroppo ha iniziato a piovere e così i tempi non sono stati veloci ma anche sul bagnato mi il feeling non è cambiato. Ancora non siamo a posto con la moto, il cambio va migliorato e la ciclistica va perfezionata. Siamo però sulla buona strada e domani continueremo col lavoro che abbiamo iniziato oggi. Sul passo di gara credo che oggi i segnali siano stati molto incoraggianti perchè ho ottenuto i miei tempi migliori senza forzare troppo ma domani sono sicuro che ci sarà un miglioramento dei tempi, meteo permettendo, e così dovremo difendere la pole di oggi"

Sabato il sesto posto definitivo in griglia 2'14.773 e la rabbia: "Le cose non sono andate bene oggi, la moto non era guidabile e saltava troppo. Non siamo riusciti a trovare il compromesso giusto tra la parte veloce del tracciato e quella lenta. Forse siamo un po' duri di sospensioni e domani nel warm-up proveremo diverse soluzioni. Come velocità massima poi perdiamo 10 km/h rispetto alle Aprilia e alle KTM. Insomma le cose non vanno benissimo, anzi, domani ci sarà da lavorare molto. Col team abbiamo già individuato alcuni punti su cui intervenire e speriamo ci consentano di migliorare. Spero sopratutto che sia nel warm-up che nella gara le condizioni meteo saranno le stesse in modo da lavorare con profitto. Sarà molto dura domani la gara, punterò a salire sul podio ma non sarà facilissimo".

domenica il secondo posto... Fabrizio si è portato subito al comando e ha fatto selezione. Al termine del primo giro, aveva accumulato un vantaggio di più di un secondo. Solo Pasini e Talmacsi riuscivano a tenerne il passo. Fabrizio e Mattia si sono avvicendati nella prima posizione per tutta la durata della gara. Negli ultimi giri ancora uno strappo e Talmacsi ha perso definitivamente contatto. Da quel momento un duello fantastico che ha tenuto ben aperti gli occhi dei coraggiosi che sfidando il sonno hanno deciso di vedere il GP in diretta. Tutto si è deciso nell'ultimo giro... anzi, nell'ultima curva. I 5281 metri finali sono stati un susseguirsi di sorpassi e toccate. All’ultima curva Fabrizio è passato in testa, ma negli ultimi metri prima del traguardo Mattia è riuscito a mettere qualche millimetro di pneumatico Aprilia avanti a quello esausto della Honda e vincere.

 

75 APRILIA  Mattia PASINI ITA               46'30.273 Totti Top Sport - NGS

32 HONDA  Fabrizio LAI ITA                     46'30.338  Kopron Racing World

14 KTM       Gabor TALMACSI HUN 3    46'35.226 Red Bull KTM GP125

12 HONDA  Thomas LUTHI SWI            46'39.058 Elit Grand Prix

71 HONDA  Tomoyoshi KOYAMA JPN  46'40.980  Ajo Motorsport

Motomondiale - Gran Premio del Portogallo (Estoril) - 17 aprile

 (foto tratta da Motogp.com) Estoril - "Commentare un quarto posto è come chiedersi se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto." - così Fabrizio Lai sul risultato di ieri - "Ho finito la gara a 4 centesimi da Luthi e col mio record personale all'ultimo giro, la moto però non era a posto. Le condizioni della pista erano molto diverse rispetto a sabato e trovare il set-up corretto è stata una scommessa. Ha piovuto durante la gara della MotoGP e la pista era bagnata. Direi che il momento cruciale della gara è stato il buco creato dalla caduta di Talmacsi. Per evitarlo ho perso molto da Faubel e Kallio e poi non ce l'ho più fatta a recuperare lo strappo. Verso la fine di gara ho commesso un errore e mi sono distaccato dallo svizzero, all' ultimo giro ho tentato di recuperare il distacco ma non è stato possibile. In ogni caso ho preso dei punti buoni per il mondiale, ora sono terzo a 16 punti da Kallio. In Cina le cose saranno diverse, una pista nuova per tutti, molto veloce e tecnica. Sarà una gara molto dura perché la KTM va veramente forte, ma anche la mia Honda non è niente male, ci manca forse solo un po' di velocità ma abbiamo una buona accelerazione. Ora torno a casa, mi riposerò in vista della prossima gara".

Nell'economia della gara l’incidente più spettacolare e determinante per il risultato finale è stato quello occorso a Talmacsi. L’ungherese girava in testa ed è stato disarcionato dalla moto, per poi essere investito dalla moto di Lüthi, senza subire conseguenze. La sua uscita si è rivelata fondamentale consentendo a Kallio e Faubel di allontanarsi  da Lai e Lüthi.

 

Ordine d'arrivo GRAN PREMIO PORTUGAL

1. 36 KTM     Mika KALLIO FIN             1 41'19.431 139.656 25

2. 55 APRILIA Hector FAUBEL SPA   2 41'19.439 139.656 0.008 20

3. 12 HONDA Thomas LUTHI SWI    3 41'22.329 139.493 2.898 16

4. 32 HONDA  Fabrizio LAI ITA             4 41'22.371 139.491 13

 

Classifica

1. Kallio (Ktm) p. 45

2. Simoncelli (Aprilia) p. 31

3. Lai (Honda) p. 29

3. Faubel (Aprilia) p. 29

Motomondiale - Fight LAI - 10 aprile

Jerez (Spa) - Partito il mondiale 125 cc, "Fight Lai", così a fine gare il telecronista ha chiamato Fabrizio, una parola per sintetizzare la gara del pilota milanese. Partito con gomme morbide che non gli hanno consentito di lottare al meglio nel finale di gara, Fabrizio ha sfoderato una prestazione da ricordare, sempre "cattivo", deciso, ai sui lati in diversi sono caduti, non lui. Nella parte finale della gara, con gomme non al meglio, ha battagliato con Nieto, che ne tentativo di staccarlo è scivolato, poi all'ultima curva ha dovuto cedere a Kallio. Fabrizio è stato comunque il primo pilota Honda, altro dato positivo da segnalare.

Per la cronaca, Marco Simoncelli si à aggiudicato il Gran Premio di Spagna precedendo Mika Kallio e Fabrizio Lai.
Al termine del primo giro in testa c’era Mattia Pasini. Dopo qualche giro, Lüthi è passato al comando del gruppo di testa, assediato dalla Honda di Fabrizio Lai e dalla Derbi di Pablo Nieto.
A metà gara, Simoncelli è passato in testa e ha progressivamente staccato Lüthi e Lai. Poco dopo lo svizzero s'è dovuto ritirare per noie meccaniche. Negli ultimi giri, Lai, Nieto e Kallio hanno ingaggiato un’intensa lotta per la seconda posizione. A 3 giri dal traguardo Nieto è caduto e Kallio ha sorpassato Lai nell’ultima curva.

APNEA - Record centrato per Homar - 19 febbraio

L'abbiamo visto provare, testare, maturare la convinzione di poter raggiungere l'obiettivo...

poi in una bella giornata... di sport, sabato 19 febbraio, nella piscina della Canottieri Olona di Milano in vasca da 25 metri, Homar ha centrato l'impresa di portare a 125 metri il record italiano di apnea lineare a rana. Il lungo silenzio è durato 1'56", anche gli spalti sembravano immersi in acqua, la nuotata fluida e lineare (come ci ha raccontato Alessandro Talò, suo tecnico) di Homar è stata accompagnata e sostenuta dagli sguardi del pubblico. All'evento erano presenti l'assessore allo sport del comune di Milano Brandirali, il neo presidente FIPSAS Landonio ed il responsabile regionale e provinciale Veniglio.

Complimenti dalla DDS


 

DDS S.r.l. via Stradascia, 20019 - Settimo Milanese (MI)

tel 02/3284743 - 3283116